Teatro

DIVIN 'A MMENTE DANTE

13.11.2022

TEATRO BOLIVAR
NAPOLI

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DIVIN 'A MMENTE DANTE
13/11/2022 21:00
TEATRO BOLIVAR - NAPOLI

DIVIN 'A MMENTE DANTE
con Francesca Muoio e Luca Trezza


L’anno scorso sono passati 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e celebrare la Divina Commedia, testo base della lingua italiana e, si può dire, simbolo dell’unità del nostro Paese, mai come in questo momento, crediamo sia un dovere, ma soprattutto un diritto prima come esseri umani e poi come cittadini. In questa triste epoca in cui, infatti, siamo più che mai “divisi” gli uni dagli altri e in cui la confusione e la paura ci rendono difficile pensare che “l’unità” e lo “stare insieme” possano essere fonte di forza e di speranza e non di malattia o debolezza, a maggior ragione dobbiamo fare il possibile per continuare a crederci con tutti noi stessi. Ma “unione” non vuol dire omologazione. Al contrario, è l’esaltazione delle differenze e delle peculiarità.
Ed è stato lo stesso Dante ad esserne convinto. Egli era affascinato dalla molteplicità delle lingue e dei dialetti. Era il primo a giocare con le loro musicalità e a rendersi conto della loro grande potenza artistica. E prova lo sono due personaggi dagli idiomi completamente inventati dal poeta, Pluto e Nembrotte, il re di Babele che fece costruire la famosa Torre. Il poeta sapeva che ogni lingua produce una letteratura e ogni letteratura può moltiplicarsi in altre ed altre lingue ancora, fino a diffondersi come una macchia infinita in tutto il mondo. Ed è proprio ciò che è successo alla Divina Commedia, che è stata tradotta in ormai duecento e più lingue e dialetti diversi, per raggiungere duecentomila e più popoli e renderla ad oggi davvero un’opera universale.

Ed ecco da dove nasce l’idea di Divin ‘a mmente Dante. C’è stata una donna napoletana, Matilde Donnarumma Pierro, pronipote per altro dell’omonimo Pierro, titolare della famosa casa editrice napoletana con la quale stamparono le loro opere anche Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Matilde Serao, Gabriele D’Annunzio ed Eduardo Scarpetta, che ha pensato bene di utilizzare il suo dialetto per “tradurre” l’opera di Dante e renderla così più comprensibile al popolo. Era il 1963 e la Divina Commedia in napoletano venne pubblicata con l’identica struttura di quella originale dei 14.233 versi in terzine di endecasillabi a rima incatenata. Cento canti che purtroppo, però, Matilde non ha fatto in tempo a pubblicare tutti. Abbiamo i canti dell’Inferno, alcuni del Purgatorio, ma nessuna traccia del Paradiso. La stessa però dichiarava che non si trattava di una vera e propria traduzione. “Il poeta è inimitabile, intraducibile, ma ci si può avvicinare molto senza tradirne il pensiero e il linguaggio.” E a noi piace pensare che, proprio per omaggiare il pensiero e il linguaggio di Dante, bisogna far conoscere anche questo piccolo grande capolavoro del patrimonio culturale della nostra Napoli. Napoli dove tutto è possibile. Dove persino una dolce anziana signora può diventare l’Alighieri dei nostri giorni. Dove la stessa anziana signora, pronipote di una storia enorme culturalmente parlando, ci insegna che il passato e il futuro possono e si devono incontrare, che un classico è tale perché può e deve diventare moderno e che l’incontro tra i due non deve per forza pregiudicare la poesia e il significato profondo del primo. Ci piace pensare che attraverso l’ascolto di una Divina Commedia così diversa rispetto a quella studiata a scuola, anziani, adulti e giovani possano riapprezzarne la bellezza e riconoscerne la familiarità. Possano ritrovarsi ancora oggi in quest’opera riassaporandone gli umori, le azioni e le tematiche. Vogliamo perciò esporre in maniera leggera e semplice la sua struttura alternandola alla lettura di alcuni frammenti di questi “nuovi” canti dell’Inferno. Ridaremo, così, voce e senso all’originale e lo daremo anche ad un Inferno napoletano diverso, forse non troppo conosciuto, ma sicuramente a noi più vicino. Divin’ a mmente Dante vuole ricordare che ricordare è fondamentale. Ed è per questo che “Tien ‘a mmente!”, il famoso detto napoletano, esplicita perfettamente il senso di ciò che vogliamo dire con questo progetto.

Tien ‘a mmente la Divina Commedia, tien ‘a mmente che è divina e perché lo è, tien ‘a mmente Dante, il suo ingegno e la sua poesia e, soprattutto, tienn ‘a mment che il dialetto di ogni singolo popolo è un patrimonio inestimabile che, come uno specchio teneramente implacabile, ci rivela ogni volta ciò che siamo stati e ciò che siamo oggi.

In omaggio a Dante Alighieri, a Matilde Donnarumma Pierro, a Napoli e a tutti gli altri Dante poliglotti sparsi nel mondo.



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