Teatro Bolivar, Napoli

SANGUE AGITATO

22.01.2023

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SANGUE AGITATO
22/01/2023 H.19.00
Teatro Bolivar - Napoli

Casa del Contemporaneo

presenta

SANGUE AGITATO
di Antonio Marfella

con
Antonio Marfella e Giampiero Schiano


Presentazione:

Date le circostanze, non restava che votarsi ai santi. Avendolo fatto, invano, già in passato, era ottuso perseverare. Abbastanza da indurmi ad elaborare un rosario di agiografie teatrali congetturali, arbitrarie, comiche.

Sangue Agitato è un dittico estrapolato dal suddetto rosario di brevi piéces.

Il brano che dà il titolo all'intero dittico è dedicato a un santo fra i più popolari anche lontano dalle nostre latitudini.
Procolo Inuarium, vescovo di Benevento, si reca a Miseno, per portare assistenza al diacono Sossio, incarcerato da Dragonzio, proconsole della Campania, per le funzioni religiose che celebrava nonostante i divieti. È l’ultima fase dell’impero di Diocleziano, quando la persecuzione contro i cristiani raggiunge l’apice della ferocia e si dà, per converso, ampia libertà e sostegno ai riti pagani, numerosissimi nell’area flegrea. Non è escluso che, il temerario vescovo di Benevento, cercando di mantenere l’incognita, abbia voluto osservare da vicino qualcuna di tali manifestazioni, magari gli affollatissimi oracoli della Sibilla Cumana. Il martirio per decapitazione avvenuto alla Solfatara di Pozzuoli il 19 settembre 305, ne fu la conseguenza.
Congetturando su tali informazioni, ho elaborato un’arbitraria agiografia, affidandone la narrazione ad un eretico da marciapiede, un presunto ex membro dell’Ordine di San Gennaro, espulso, appunto, per le eresie che va diffondendo. Questo solitario e solipsistico predicatore, si arrovella sul rapporto, fra un martire innalzato a patrono senza averlo mai preteso, e una città pressoché impossibile da proteggere, fino a giungere al culmine di ritenersi l’unico ad aver compreso il senso autentico del prodigio del sangue. Questo vagabondo borioso e ossessivo, condivide con San Gennaro il fatto di non chiamarsi affatto Gennaro. Viene da chiedersi se sia davvero la sola cosa che condivide col martire.

La seconda facciata del dittico (Il 41° uomo) riproduce, invece, un episodio della mitologia cristiana misconosciuta alle nostre latitudini, ma così clamorosa, da produrre la proclamazione di quaranta santi in un colpo solo!
Un uomo avvolto in un telo emerge, assiderato, da un budello sotterraneo, un criptoportico romano, o ciò che ne resta. Quel passaggio, però, non lo conduce al caldarium a cui anelava... Ne era sicuro quando vi si era infilato per sottrarsi alla morsa del gelo... aveva visto il vapore, sentito gli effluvi di quelle acque speziate... Era stata, pertanto, un'allucinazione? Dove si trova, dunque? Quel passaggio l'aveva forse scaraventato in un'altra dimensione spazio temporale? Gli era apparso come l'unica via di salvezza, ma, attraversatolo si ritrovava perduto. Per dare un senso alla sua presenza, cerca di ricomporre i pezzi della sua memoria. Finisce, così, per rievocare la vicenda di quaranta legionari cristiani della Legione Fulminata di stanza in medio oriente. L’editto di Milano del 313 aveva di fatto sancito la libertà di culto, ma Licinio, Augusto d’Oriente, generò una recrudescenza delle persecuzioni cristiane in chiave anti occidentale. Intendeva indebolire l’Imperatore Costantino il Grande, sostenitore dei cristiani, per prenderne il posto. I quaranta legionari cristiani, chiamati ad apostatare, si rifiutarono e furono condannati alla morte per assideramento tramite immersione in una pozza ghiacciata, a Sebaste, in Cappadocia. Perché, immemore di sé, il nostro narratore conosce i dettagli di questo eccidio? Attraverso quali vie, alcune delle reliquie di quei santi, sono approdate a Benevento? È possibile risalire a quale, fra i quaranta martiri, queste reliquie siano appartenute?

La valenza comica di queste brevi agiografie teatrali non ha intenzioni satiriche o blasfeme. È piuttosto il viatico per il quale si è consumato un tentativo d'innestare la vita dei santi nella contemporaneità, nella convinzione che, la mitologia cristiana, è troppo prossima e fertile, per restare così scarsamente frequentata dai teatranti, tradizionalmente più a loro agio con Prometeo che con Gesù Cristo.

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